IL SANT'ELPIDIO JAZZ FESTIVAL SALUTA SANT'ELPIDIO A MARE CON UN SUCCESSO DOPO L'ALTRO - GUSTANDO IL MEDIOEVO E' LA NOVITA' DELLA STAGIONE - PROSEGUONO GLI INCONTRI SUL PITTORE VITTORE CRIVELLI.

 

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TURISMO E MUSEI - TORRE GEROSOLIMITANA

La "superba torre" (Medaglia, 1692), portata a termine nel XIV sec. con il contributo dei Cavalieri Gerosolimitani, altrimenti noti come Cavalieri di Malta, rappresenta per alcuni aspetti il più enigmatico esemplare tra le opere fortificate delle Marche, dal momento che ancor oggi sono molte le ipotesi sulla sul suo significato simbolico e sulla sua effettiva utilità.


Torre gerosolimitana veduta esterna

LA STRUTTURA
La torre eretta nel punto più alto della città, ad occidente della Piazza, si eleva per circa 28 metri con 8,20 metri di lato.
La pianta quadrata è determinata esternamente dalle spesse mura perimetrali (circa 1,60 m.) costituite da una meticolosa tessitura laterizia, uniforme per tutta la superficie, con cantonali in conci di calcare bianco su tutta l'altezza dei quattro spigoli (escluso il parapetto superiore).
Alla linearità del perimetro esterno si contrappone l'articolata spazialità interna, caratterizzata dalla struttura scalare che proietta quattro piloni angolari su cui si innestano gli archi rampanti: il risultato è una composizione planimetrica regolata da una simmetria centrale con pianta a croce greca.
Al riguardo, è interessante notare che, tracciando le diagonali passanti per il centro della base, si disegna una virtuale Croce di Malta: non è possibile sapere se sia stato un elemento intenzionale, occorre comunque considerare che l'architettura medioevale, in particolare quella afferente agli ambienti più colti e ricchi, come era appunto quello dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, è sempre stata caratterizzata da forti implicazioni simboliche e proporzionali.
Alla torre si accede attraverso un portone situato al livello del terreno, contrariamente a tipologie più comuni d'ingressi a forte dislivello (pusterle); il varco a tutto sesto con centinatura in laterizio levigato è stato modificato con l'inserimento della lunetta scolpita.
Sulla fronte interna una doppia ghiera di mattoni levigati decora il fornice archiacuto dell'ingresso; l'impiego di ghiere a mattoni levigati contrassegna all'interno anche tutte le monofore della parte bassa della torre.
Nella parte interna dell'ingresso si trovano una feritoia alta sulla fronte ovest, successivamente tamponata, e una botola sul pavimento che rivela la presenza di un piano sotterraneo voltato a botte che, in fase di ripulitura, ha svelato la presenza di ossa umane.
A destra dell'ingresso ha inizio la scala generata da un unico copro strutturale. Un arco rampante che, ruotato di 90° e alzato di circa 140 cm, in assenza completa di piani, aggiunti solo in epoca moderna per posizionare l'orologio e il serbatoio poi smantellato, conduce senza interruzioni dal piano terreno alla battagliera.
La salita avviene tra il muro perimetrale e un alto parapetto in muratura che, essendo stato in parte demolito (diverse file di mattoni sono state divelte), consente ora l'affaccio sul vuoto interno diversamente dal disegno originario. Con ogni probabilità, infatti, il percorso senza vie di fuga per l'occhio doveva rappresentare una sorta di mistica ascesa verso Dio, con la sola guida della luce proveniente dalle scarse feritoie, orientate per illuminare le rampe dall'alto così da agevolare unicamente l'avanzamento; di contro, la discesa risultava alquanto disagevole dal momento che la luce si riceveva da tergo.
Sebbene la torre nel corso dei secoli sia stata impiegata a scopo di avvistamento e di controllo del litorale adriatico, il raggiungimento di un fine superiore, quale quello di avviare il visitatore ad un'esperienza ad alta tensione spirituale, sembrerebbe essere stato lo scopo sotteso alla sua costruzione, soprattutto in considerazione del fatto che le modalità di realizzazione e le sue precipue caratteristiche non osservano in alcun modo i canoni funzionali (esclusa la rampa) della prassi fortificatoria tipica del tempo, per la quale il requisito fondamentale dell'organizzazione spaziale era invece l'utilità.
La volta botte che chiude lo spazio interno e crea lo spalto superiore è certamente una soluzione di ripiego, un ripensamento o una necessità che i costruttori hanno dovuto adottare nel corso della costruzione dell'edificio. Infatti, risultano già impostate sullo schema usuale altre tre rampe lasciate incompiute o, forse, demolite per poter realizzare la volta della chiusura.


Torre gerosolimitana veduta dell'interno

GLI APPARATI SCULTOREI
I prospetti sud ed est presentano un ricco ed eterogeneo campionario di sculture in pietra.
La facciata est (verso Piazza Matteotti) è caratterizzata dalla grande Croce di Malta; da due monofore preromaniche incorniciate in calcare: quella inferiore con arco trilobato, la superiore con la stilizzazione di elementi fitomorfi (le foglie sullo stipite e le palmette sui conci verticali con il coronamento di tre rosette raccordate da una fascia a puntinato).
Il cantonale nord-est è inoltre impreziosito dall'inserimento di altri due episodi scultorei: in alto, un semplice concio trattato con foglie stilizzate; più in basso (all'altezza dell'orologio) prende forma un misterioso animale dal disegno sinuoso ed avvolgente.
L'elemento identificativo della torre è, comunque, la bianca Croce ottagona, definita anche a "coda di rondine" - biforcata o biforcuta, posta su un colle e contornata da sei gemmature, che con il suo forte simbolismo rimane l'inequivocabile testimonianza della presenza dell'Ordine Gerosolimitano: le gemmature rappresenterebbero, infatti, i frutti benefici derivanti dalla presenza dei Cavalieri sul colle elpidiense, mentre le otto punte rappresenterebbero le otto beatitudini, con allusione al "Discorso della montagna" del Vangelo di Matteo.
Nel braccio più alto è incastonata una rosa.
Il prospetto sud (verso la Collegiata, l'antica Pieve medioevale) accoglie gli episodi di più alto valore spirituale.
In alto, in asse con l'ingresso alla torre, si trova un bassorilievo formato dall'incastrarsi di sei pezzi di arenaria ed incentrato sulla figura del Sacro Graal sormontato da un albero, assediato a destra e a sinistra da due animali feroci.
Sono state avanzate diverse ipotesi sul significato da attribuire alla scultura: la più probabile sembra quella che rimanda ad un'interpretazione letterale della rappresentazione in base alla quale il calice, simbolo della passione di Cristo e fonte della vita, trionfa sulle bestie che simboleggiano il male e che da ogni lato insidiano il bene; l'albero (forse una vite) potrebbe essere un richiamo al testo evangelico in cui Gesù afferma "Io sono la vite, voi siete i tralci".
In epoca più recente è stata inserita sopra il portone d'ingresso una lunetta di chiara origine preromanica proveniente, secondo una tradizione non verificabile, dall'Abbazia Imperiale di Santa Croce al Chienti (Loc. Casette d'Ete) e simboleggiante il "Christus Triumphans", posto sulla croce che poggia sulla groppa di un animale accosciato, incluso in una folta ornamentazione a ramages.
Di carattere decisamente laico sono, invece, gli elementi della fronte est inseriti sotto la Croce: l'orologio meccanico presente almeno dalla seconda metà del Seicento, l'altare all'Unità d'Italia (1893) che presenta i volti di Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e Mazzini ed una lapide che ricorda le gesta che portarono all'unità nazionale.
Le grandi sfere in pietra conservate all'interno, probabilmente in origine, palle di bombarda, erano i pesi che mantenevano in carica l'orologio e pendevano nel vuoto interno della torre.
Intorno alla metà del '600, in cima alla Torre, sono state collocate due campane: la campana grossa (1687), lu campanò, che riporta la dedica al Crocifisso, alla Madonna, a San Nicola e al Santo patrono Elpidio, e un'altra di dimensioni più ridotte detta la mezza.
La torre, che nel Medioevo ha rappresentato la testimonianza più alta della presenza dei Gerosolimitani, assumendo una forte connotazione mistico-religiosa, con l'età moderna è divenuta sempre più simbolo della Civitas, l'elemento in cui riflettere i valori condivisi della municipalità.

Informazioni: Ufficio Turistico tel. 0734 810008

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